
Il Giovanetti "The Minimal" è una piccola testatina in classe A da 15 Watt, concepita espressamente per il lavoro in studio, ma ovviamente utilizzabile anche in situazioni Live ove non occorra grande potenza.
Ideato su uno stadio di preamplificazione ibrido tra un Fender Bassman 59 ed il primo master volume Marshall, presenta una doppia possibilità di ingresso, un Blues in ed un Rock in, da non confondersi con i più classici ingressi High e Low presenti sui più comuni amplificatori. I due ingressi sono ben distinti ed ognuno sfrutta in maniera differente l'intera circuitazione di "The Minimal". Un interruttore switch di boost permette di variare la tipologia timbrica e reagisce in maniera molto differente in base alle impostazioni dei controlli Volume e Gain. Otteniamo così, sull'ingresso Blues, due tipologie di suoni, un Clean di basso volume ed un Crunch molto Fenderiano non troppo sostenuto, dinamico ed incisivo. Nell'ingresso Rock, abbiamo invece un Crunch molto Marshall JCM800 con una saturazione di media intensità che boostato arriva ad una saturazione discretamente sostenuta anche se al limite delle possibilità sopportative di questo ampli.
Dotato di uscite a 8 e 16 Ohm, pilota tranquillamente una cassa 4x12, anche se la resa migliore la si ottiene con una 2x12.
La circuitazione, ovviamente tutta punto a punto, ormai marchio di fabbrica dei Giovanetti amps, sfrutta tutta una serie di valvole ricercate e testate prestando fondamentale attenzione all'equilibrio tra di loro.
Lo stadio di preamplificazione utilizza dunque due 12AX7 e una 12AT7, mentre lo stadio finale è equipaggiato con due 6005 versione militare delle 6AQ5, ovvero, l'evoluzione miniaturizzata dell 6V6. Completa tutta la sezione valvolare una rettificatrice 6202 versione militare delle 6X4, miniaturizzazione delle 6X5.
Il risultato di questa attenta ricerca e della maniacale cura con cui è stata assemblata questa testatina rende il lavoro in studio immediato e la ricerca del suono ideale è facilmente raggiungibile grazie anche ad uno stadio di equalizzazione molto preciso con i tre stadi di equalizzazione classici: Bassi, Medi, Acuti.
Il compressore agisce sull'intero segnale per un controllo generale del suono e produce un effetto di sustain. In pratica amplifica il segnale della chitarra quando si suona piano, e lo attenua quando il segnale in uscita dai pickup è molto potente. Estremamente caratterizzante nel funky grazie anche all'abbondare di ghost notes che vengono utilizzate ritmicamente.
I parametri di un compressore sono essenzialmente tre. Threshold, Attack e Release.
Il primo regola il livello di compressione che andremo ad utilizzare, l'attack ne determina la velocità con cui il compressore deve entrare in funzione, mentre l'ultimo, il release, determina il tempo di rilascio dell'effetto di compressione, ovvero per quanto tempo il compressore deve agire. Esistono in realtà altri parametri, sopratutto nei compressori hardware da studio, ma diffcilmente alcuni di questi parametri sono proposti sugli stomp boxes. (Si legga dunque: fattore di ratio, livello in ingresso e in uscita)
Uno degli utilizzi più frequenti è, come poc'anzi accennavo, in contesto funky/ritmico, alcuni grandi ritmici degli anni settanta lo utilizzavano praticamente sempre. Si ascoltino i dischi della Motown o la disco degli Chic o il R&B della Stax.
L'utilizzo moderno è più strettamente legato all'aspetto solistico, (anche perchè ormai le ritmiche non le fa più nessuno, ma questa è un'altra storia) per ottenere maggiore sustain sulle note permettendo di dare importanza ed espressione al proprio linguaggio.
L'utilizzo del comp con pickup a single coil è spesso una manna per dare potenza e corpo.
Detta così, sembrerebbe che il compressore sia la soluzione ad ogni nostro problema, ma non lo è assolutamente. Il compressore non è sempre utilizzabile, anzi i campi di impiego sono abbastanza ristretti in virtù della propria capacità di agire sul Knee e sul transiente del suono.
Il suono viene appiattito ed uniformato lasciando poco spazio alle differenze dinamiche.
Non è sempre di aiuto e anzi spesso è importante impararlo e studiarlo per capirne i limiti e le potenzialità.
Veniamo al test:
I compressori provati sono tra i più comuni, più ovviamente i due squeezers by Giovanetti.
Per realizzare questo test ho sempre utilizzando un sample concessomi dall'amico e maestro Marco Di Meo che aveva suonato questo riff in una sessione di tracking del nuovo cd di Thea Crudi. Il sample è uno solo utilizzando dunque la tecnica del reamping per testare tutti i compressori.
L'amplificatore utilizzato è il Twin Reverb con regolazione pressochè flat e leggero reverbero, microfonando con il classico SM57 leggermente fuori asse il cono celestion V30.
La chitarra utilizzata è la nostra Nocaster in posizione centrale.
Riferimento Clean del Twin
Squeezer 1 By Giovanetti
Squeezer 2 By Giovanetti
MXR Dynacomp
Boss Blue Comp
Ross Comp by Costalab
Costalab Compressor as Boost
Vecta Comp del Pod
Compressore Digitale
Presentazione dei compressori Giovanetti:
Da un progetto degli anni 70 gli Squeezer Comp montano
Chip 4558 originale della Japan Radio Corp.
Diodo al germanio 0A95.
resistenze a strato metallico.
J-Fet made in U.S.A.
Condensatori a film.
Il mio parere è che sono compressori senza mezzi termini. Fanno quello per cui sono stati costruiti. Un unica manopola che regola il livello di usicta del segnale e parametri fissi di Threshold, attack, release. Il fattore di compressione si attesta intorno ad una ratio di 12 ed ogni singola corda viene compressa in modo piacevole e preciso. L'attacco sicuramente più lento rispetto ad un Mxr restituisce grande stabilità sulle basse. Il suono non viene eccessivamente modificato ed il dettaglio continua ad assere molto preciso.
L'assenza di controlli restringe il campo di applicazione risultando sicuramente meno versatili rispetto ad un Boss o ad un Mxr ma è il prezzo da pagare per avere un eccellente segnale di compressione.
E' attivo una thread sul forum del produttore in modo che ognuno possa dire la sua.
Link to forum
Bye
Alberto
Un pò Vox, un pò Matchless, un pò Ampeg ma anche molto Giovanetti.
Due canali indipendenti, veramente indipendenti.
Il primo utilizza un pentodo, la EF86, in questo caso una Tesla originale anni 70, una EF806S un modello speciale anti microfonico e anti disturbi.
Il canale con la EF86 ha come tono un cosidetto VariTone cioè un selettore a sei scatti che seleziona vari condensatori determinando la frequenza di taglio sui bassi.
Il secondo canale utilizza una comune 12AX7 ECC83, in questo caso la versione militare 5751 della Sylvania a basso rumore e bassa microfonicità.
Ma se la valvola è comune il controllo di tono non ha nulla di comune, è un "James Baxandall", un controllo dei toni alti e bassi che si poteva trovare nei migliori HiFi anni 40-50, però montato su di un unico potenziometro doppio, in poche parole si trasforma in un loudness regolabile che da un suono nasale Vintage finisce in un potente tono moderno ricco di alti e bassi.
Entrambi i canali hanno la mandata effetti indipendente.